Conduttore TV: sono stato vittima di abusi sessuali da parte di un prete cattolico

POSTED: 12:55 p.m. EDT, March 12, 2007  

(Traduzione dall'Inglese, cortesia di Stefania)

Il conduttore di Headline News, Thomas Roberts, afferma che ci sono voluti 20 anni per ammettere pubblicamente di aver subito abusi sessuali quando era adolescente.
Roberts è ritratto qui con Padre Jeff Toohey, il prete cattolico che ha abusato sessualmente di lui ed è stato arrestato per questo crimine.

Per saperne di più su CNN: Thomas Roberts ha parlato del suo abuso perpetrato da un prete cattolico nella edizione speciale di "Anderson Cooper 360°" stasera alle 22:00 ora locale.

Di Thomas Roberts - CNN
(Capo redattore e conduttore di Headline News dal 2001)

 

ATLANTA, Georgia (CNN) – Sono stato vittima di abusi sessuali all’età di 14 anni e l’abuso è durato tre anni. Ci sono voluti 20 anni per trovare la forza di  mandare il mio aggressore dietro le sbarre. Ora, un anno dopo che giustizia è stata fatta, sono pronto a raccontare pubblicamente la mia storia come non avevo mai fatto prima.

Il mio carnefice è Padre Jeff Toohey, uno stimato uomo di Dio, una celebrità religiosa nella mia scuola privata maschile a Baltimora, Maryland. Padre Jeff é l’amico e il mentore di tutti i ragazzi. Anch’io lo considero tale. Quanto i  miei genitori divorziarono, vengo mandato da lui, perché mi aiuti a metabolizzare il trauma. Nella metà degli anni ’80 il divorzio era qualcosa di eccezionale. In più, io sono un ragazzo e non ne so niente di divorzio. So solo che mi fa stare male.

Tutto ciò che ho é la scuola e la famiglia. Quando la famiglia si sfascia, anche l’ambiente scolastico viene meno. Con gli abusi, la scuola superiore diventa, per me, una prigione di vergogna e di menzogne.  Mi sento in trappola. I miei genitori inorridirebbero nel sapere che il fallimento del loro matrimonio ha esposto il loro figlio all’abuso sessuale e che chi l’ha compiuto é il cappellano della scuola, il loro prete adorato. (Adesso la madre di Robert dice che “il prete morirà all’inferno”).

“La scuola non mi crederà mai”, penso e ho paura dell’espulsione. Ho 14 anni, non ho voce, tranne quella nella mia testa che dice: “Non potrai mai dire la verità su ciò che ti accade”. Un mese dopo l’inizio degli abusi, tento il suicidio. Prendo un flacone d pillole di mia madre, le metto in fila e le butto giù tutte. Mi stendo sul letto nella speranza di sparire per sempre. Mia sorella Patsy, tornando a casa, mi sorprende così. Era il giorno precedente il mio 18esimo compleanno e mi ha salvato la vita. Entra nella mia stanza e dice: “Ciao”. Vede il flacone vuoto e mi fa bere un decotto, che mi fa vomitare. I miei genitori restano molto male per il mio gesto. Lo riferiscono a Padre Jeff. Tutti pensano che ho bisogno di una guida sicura. Padre Jeff mi dice testualmente: “Hai così tanti motivi per vivere!”. Mi sento con le spalle al muro. Non so dove andare, nessuno a cui correre. Inerme e indifeso, preda dell’aggressore.

“Anche questa passerà”, è una delle frasi preferite del padre. Gli abusi cessano, ma lasciano in me una tale insicurezza, per cui non so più chi sono.

Ai tempi del college, un altro ragazzo, Michael Goles, cerca di denunciare gli abusi subiti da Padre Jeff. So di poterlo aiutare se anch’io li rivelassi, ma, senza più istinto di auto-conservazione, resto muto. Michael non è creduto e il suo caso fu archiviato.

Dopo 20 anni sono forte abbastanza per confrontarmi con ciò che mi é accaduto e per raccontare i fatti all’arcidiocesi. Anche per chiamare Michael Goles e dirgli: “Mi dispiace, io ti credo, perché la stessa cosa è successa a me”.

Insieme siamo abbastanza forti per portare il nostro stupratore ad ammettere il suo crimine. Padre Jeff ha avuto 10 accuse di abusi sessuali su minori. Chiese il patteggiamento e in tribunale ammise la sua colpa. La sentenza è di 5 anni di prigione, ma sconta solo 10 mesi. Viene rilasciato per proseguire la pena agli arresti domiciliari.

Una storia difficile! Per lungo tempo non posso parlarne senza scoppiare in lacrime. Ma un anno fa, il conduttore televisivo della CCC, Anderson Cooper e  Charlie Moore mi hanno contattato per svelare la mia storia. Avevo paura di parlarne in televisione. “Cosa penserà la gente? Mi rovinerà la carriera?”.

Sono arrivato alla conclusione che non avrò più paura di dire la verità solo perché è scomoda. Se questa storia servirà anche ad una sola persona per cercare aiuto, è valsa la pena di raccontarla. Basta confidarsi con qualcuno. Poi aumenta la consapevolezza e potrai dirlo ad una seconda e così via. Poi, potrai prendere di nuovo in mano la tua vita.