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Il conduttore di Headline
News, Thomas Roberts, afferma che ci sono voluti 20 anni per ammettere
pubblicamente di aver subito abusi sessuali quando era adolescente.
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Roberts è ritratto qui con
Padre Jeff Toohey, il prete cattolico che ha abusato sessualmente di lui
ed è stato arrestato per questo crimine.
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Per saperne di più su CNN: Thomas Roberts ha parlato del suo abuso perpetrato da un prete cattolico
nella edizione speciale di "Anderson Cooper 360°" stasera alle 22:00
ora locale.
Di Thomas Roberts - CNN
(Capo redattore e conduttore di Headline News dal 2001)
ATLANTA, Georgia (CNN) – Sono
stato vittima di abusi sessuali all’età di 14 anni e l’abuso è durato tre anni.
Ci sono voluti 20 anni per trovare la forza di
mandare il mio aggressore dietro le sbarre. Ora, un anno dopo che
giustizia è stata fatta, sono pronto a raccontare pubblicamente la mia storia
come non avevo mai fatto prima.
Il mio carnefice è Padre Jeff Toohey, uno
stimato uomo di Dio, una celebrità religiosa nella mia scuola privata maschile
a Baltimora, Maryland. Padre Jeff é l’amico e il mentore di tutti i ragazzi.
Anch’io lo considero tale. Quanto i
miei genitori divorziarono, vengo mandato da lui, perché mi aiuti a
metabolizzare il trauma. Nella metà degli anni ’80 il divorzio era qualcosa di eccezionale.
In più, io sono un ragazzo e non ne so niente di divorzio. So solo che mi fa
stare male.
Tutto ciò che ho é la scuola e la
famiglia. Quando la famiglia si sfascia, anche l’ambiente scolastico viene
meno. Con gli abusi, la scuola superiore diventa, per me, una prigione di
vergogna e di menzogne. Mi sento in
trappola. I miei genitori inorridirebbero nel sapere che il fallimento del loro
matrimonio ha esposto il loro figlio all’abuso sessuale e che chi l’ha compiuto
é il cappellano della scuola, il loro prete adorato. (Adesso la madre di Robert
dice che “il prete morirà all’inferno”).
“La scuola non mi crederà mai”, penso e
ho paura dell’espulsione. Ho 14 anni, non ho voce, tranne quella nella mia
testa che dice: “Non potrai mai dire la verità su ciò che ti accade”. Un mese
dopo l’inizio degli abusi, tento il suicidio. Prendo un flacone d pillole di
mia madre, le metto in fila e le butto giù tutte. Mi stendo sul letto nella
speranza di sparire per sempre. Mia sorella Patsy, tornando a casa, mi
sorprende così. Era il giorno precedente il mio 18esimo compleanno e mi ha
salvato la vita. Entra nella mia stanza e dice: “Ciao”. Vede il flacone vuoto e
mi fa bere un decotto, che mi fa vomitare. I miei genitori restano molto male
per il mio gesto. Lo riferiscono a Padre Jeff. Tutti pensano che ho bisogno di una
guida sicura. Padre Jeff mi dice testualmente: “Hai così tanti motivi per
vivere!”. Mi sento con le spalle al muro. Non so dove andare, nessuno a cui
correre. Inerme e indifeso, preda dell’aggressore.
“Anche questa passerà”, è una delle
frasi preferite del padre. Gli abusi cessano, ma lasciano in me una tale
insicurezza, per cui non so più chi sono.
Ai tempi del college, un altro ragazzo,
Michael Goles, cerca di denunciare gli abusi subiti da Padre Jeff. So di poterlo
aiutare se anch’io li rivelassi, ma, senza più istinto di auto-conservazione, resto
muto. Michael non è creduto e il suo caso fu archiviato.
Dopo 20 anni sono forte abbastanza per
confrontarmi con ciò che mi é accaduto e per raccontare i fatti
all’arcidiocesi. Anche per chiamare Michael Goles e dirgli: “Mi dispiace, io ti
credo, perché la stessa cosa è successa a me”.
Insieme siamo abbastanza forti per
portare il nostro stupratore ad ammettere il suo crimine. Padre Jeff ha avuto
10 accuse di abusi sessuali su minori. Chiese il patteggiamento e in tribunale
ammise la sua colpa. La sentenza è di 5 anni di prigione, ma sconta solo 10
mesi. Viene rilasciato per proseguire la pena agli arresti domiciliari.
Una storia difficile! Per lungo tempo
non posso parlarne senza scoppiare in lacrime. Ma un anno fa, il conduttore
televisivo della CCC, Anderson Cooper e Charlie Moore mi hanno contattato per svelare la mia storia. Avevo
paura di parlarne in televisione. “Cosa penserà la gente? Mi rovinerà la
carriera?”.
Sono arrivato alla conclusione che non
avrò più paura di dire la verità solo perché è scomoda. Se questa storia
servirà anche ad una sola persona per cercare aiuto, è valsa la pena di
raccontarla. Basta confidarsi con qualcuno. Poi aumenta la consapevolezza e
potrai dirlo ad una seconda e così via. Poi, potrai prendere di nuovo in mano
la tua vita.