Uomini di Dio, cercansi…
Articolo
estratto da: "The Morning Call" (USA) 24 aprile 2007 (trad. di
Stefania Salomone)
di Daniel Patrick Sheehan
La diminuzione dei
preti induce la Diocesi di Allentown a studiare l'ipotesi di reclutare altre
persone.
[Negli
USA si diffonde la "sindrome" della mancanza dei preti. Si studia, si
analizza, si ipotizza tutto, tranne il significato di questo segno dei tempi:
il ritorno alla pratica delle primitive comunità cristiane: il presbitero sia
un uomo di provata virtù, anziano, preparato e scelto dai fedeli].
Nell'auto-valutazione
fatta durante il sinodo di due anni, recentemente concluso, la Diocesi di
Allentown, gettando uno sguardo al futuro, ipotizza, in particolare, il
problema della mancanza di preti, fenomeno sempre più in crescita.
Entro il 2010, secondo le proiezioni, i preti attivi potrebbero diminuire da
129 a 111, il che determina un minor numero di preti disponibili per celebrare
la Messa e portare avanti le altre attività ministeriali. Cambierebbe così
anche il rapporto numerico prete/fedeli da 1 ogni 2.162 a 1 ogni 2.590. Mentre
i laici assumono un ruolo sempre più importante che nel passato - distribuendo
la comunione, ad esempio - solo i preti hanno il potere di amministrare atti di
culto, la trasformazione del pane e del vino in quello che i cattolici credono
divenga corpo e sangue di Cristo. In poche parole, senza prete non c'è Messa.
Questo significa che alcune delle 151 parrocchie della Diocesi suddivisa in
cinque contee, potrebbero andare incontro a una ristrutturazione. Nei prossimi
due anni si faranno degli studi per stabilire se i preti disponibili possono
svolgere il proprio ministero in modo efficace, con l'obiettivo di sottoporre
al vescovo i risultati entro giugno 2009. Gli studi esamineranno, tra l'altro,
la dimensione delle chiese e la loro densità territoriale. La scarsità di preti
è "un disagio a livello nazionale e internazionale", dice il
portavoce della Diocesi Matt Kerr. Il quale afferma che le proiezioni non sono
così drammatiche come sembra, dato che esse escludono i preti che insegnano o
che svolgono altri ruoli, e sono basate su ipotesi pessimistiche riguardo i
decessi e i pensionamenti. Inoltre non tengono conto dei 60 preti pensionati
che effettuano sostituzioni e svolgono altre attività, salute permettendo. Il
vescovo in pensione, Thomas Welsh, ad esempio, somministra ancora le cresime.
Nonostante ciò, Kerr dice che i numeri certamente destano allarme. A livello
nazionale, dal 1967, il numero dei seminaristi è diminuito dell'85%. Il
presbiterato è in declino. A Allentown l'età media dei preti attivi è di 56
anni. E uno studio del 2000, commissionato dalla Conferenza dei Vescovi
statunitensi, ha riscontrato la presenza di più preti sopra i 90 anni (433) che
di preti sotto i 30 (298).
Il solo modo per arrestare il declino, considerando che la chiesa non cambierà
posizione riguardo i preti sposati e l'ordinazione delle donne, è reclutare
uomini per il presbiterato.
In diocesi questa tematica è seguita dal Rev. Francis Nave, direttore
dell'Ufficio Vocazioni negli ultimi nove anni. Durante il suo mandato e sotto
la direzione del vescovo Edward Cullen, l'ufficio ha cambiato strategia. Invece
di reclutare una vasto numero di potenziali preti, ha adottato un approccio più
mirato: trovare candidati convinti e decisi, che difficilmente abbandoneranno
il seminario. ''Ci concentriamo su dei giovani che hanno notevoli prospettive,
sia perché mostrano di possedere le qualità necessarie, sia perché manifestano
un profondo interesse. Negli ultimi due anni abbiamo organizzato incontri
serali con il vescovo. Abbiamo chiesto: 'Quali tra i suoi parrocchiani
possiedono le caratteristiche per essere buoni candidati?' Per favore,
invitateli. L'obiettivo è il passaggio da un reclutamento su vasta scala a un
modello più specifico di monitoraggio.
''A volte c'è la tendenza al panico, che ci fa dire 'prendiamone più che
possiamo', ma a lungo andare questo approccio non funziona. Quando ci
focalizziamo sulla qualità del candidato, gli abbandoni diminuiscono".
Attualmente la diocesi ha 19 seminaristi. "A confronto con le altre
diocesi è un buon numero. Saremmo più contenti se fossero il doppio? Senza
dubbio".
Osservatori affermano che lo scandalo degli abusi sessuali del clero, scoppiato
nel 2002, probabilmente ha giocato un ruolo importante nel declino delle
vocazioni. Nei successivi 5 anni, le richieste di ammissione in seminario sono
diminuite di 600 unità. E' stato il più grande calo dopo il Concilio Vaticano
II. Ma è sempre stato difficile trovare giovani che vogliano assumersi i pesi e
le responsabilità della vita presbiterale in una società che difficilmente
esalta discipline come il celibato o la povertà.
Nave sostiene, che, sia lui che altri direttori, intendono chiarire che non
vogliono formare delle persone in vista di una carriera, ma per qualcosa di
simile ad un matrimonio, cioè un cambiamento non soltanto nella modalità di
spendere le proprie giornate, ma nel modo specifico di intendere e vivere la
vita. Ecco perché di solito Nave, parlando del suo compito, rifiuta il termine
"reclutamento". ''E' una scelta vocazionale, non di una carriera. Ciò
che percepisco dai giovani seminaristi di oggi è una sorta di impazienza a
realizzarsi, ben sapendo che il loro sarà un ruolo preminente. Hanno premura di
iniziare".
La revisione delle parrocchie è solo uno degli argomenti discussi dal sinodo.
Gli sforzi di clero e laici suggeriscono di esaminare anche i vantaggi fiscali
delle scuole cattoliche (si chiede al Cardinal Brennan Junior di chiudere la Senior
High School di Ashland), l'efficacia del catechismo e dei programmi di
pastorale giovanile e di altre tematiche.
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