Storie
di ordinario amore tra una donna e un prete
Tiziana Barrucci
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Gabriella,
Ceril, Khatarina: vite dedicate a combattere il celibato dei sacerdoti nella
Svizzera del 2007
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«Gli unici momenti in cui potevamo veramente stare soli era quando andavamo in
vacanza. Di solito fuori dalla Svizzera. Erano momenti speciali, e lui,
trascinato dalla situazione, mi faceva tante promesse, mi giurava che tutto
sarebbe cambiato, che finalmente la nostra relazione sarebbe diventata
ufficiale. Ma poi tornavamo a casa a Friburgo e dopo qualche giorno la
normalità prendeva il sopravvento. Lui mi ripeteva che non poteva farlo. Non
poteva dare quel dispiacere alla sua famiglia, ai suoi amici, ai fedeli».
Sembra l'attacco di un romanzo d'amore, e lo potrebbe anche essere, ma è pure
parte di una storia vera. Quella di Gabriella Loser Friedli e del suo compagno,
un prete di una parrocchia di Friburgo. E' la storia dei loro ventidue anni di
relazione clandestina, di un figlio voluto e nato di nascosto. La storia di
paure, incertezze, sofferenze fino alla grande svolta, dopo ventidue anni: il
matrimonio e l'abbandono della Chiesa. «Sono passati 12 anni - racconta
Gabriella - e un giorno lui ha sentito che poteva fare il grande passo. Sua
madre era morta e convincere il padre che sposarsi non era una vergogna è stato
più semplice. Abbiamo perso degli amici, ma ci sono state anche persone che ci
hanno aiutato». Gabriella aveva 21 anni quando ha conosciuto il suo principe
azzurro, che però prima di lei aveva conosciuto Dio. Dopo le prime resistenze
nasce una storia. «Essere in clandestinità è difficile, ancora oggi mi sembra
impossibile che io sia restata in quella situazione per 22 anni. Eppure l'ho
fatto. Non volevo perderlo». Gabriella assieme a un'altra donna, Khatarina
Thomas Kanka ha fondato l' Associazione delle donne vittime del celibato in
Svizzera ( Verein der vom Zölibat betroffenen Frauen in der Schweiz ,
abbreviato ZöFra ). Coma la sua, sparse per il mondo esistono molte organizzazioni
con lo scopo di portare consulenza e offrire ascolto e aiuto alle donne dei
preti. Secondo statistiche più o meno ufficiali ben il 60% dei preti in tutto
il mondo avrebbe una relazione con una donna. «Era il 1994 quando ho deciso di
iniziare questa battaglia, per aiutare tutte le donne che hanno una storia
simile alla mia e magari sono state anche meno fortunate di me», ricorda
Gabriella. ZöFra è formata da un gruppo di donne, unite dal fatto di amare o di
avere amato un prete cattolico. Accompagna donne che vivono in segreto una
relazione con un prete cattolico, che sono state lasciate da un prete per
un'altra donna, che hanno dei figli dai loro compagni sacerdoti e si trovano in
difficoltà perché il padre continua a svolgere il suo ministero, che sono state
abusate da un prete, che hanno lasciato il proprio ordine per amore di un uomo,
il cui compagno è morto e non sanno dove trovare conforto perché la loro era
una relazione segreta. Dalla sua fondazione a oggi, ZöFra ha seguito quasi 500
donne, in tutta la Svizzera. «La metà di loro sono alla fine riuscite a
sposarsi». Nel 2003, ZöFra ha condotto un'indagine anonima sulla condizione dei
preti che amano una donna e delle loro compagne. Sono stati presi in
considerazione 310 casi (e dunque, 620 persone adulte, senza contare i figli),
nella maggior parte dei cantoni svizzeri, Ticino e Grigioni compresi. I
risultati dell'indagine, che secondo l'associazione non rappresenta che la
punta dell'iceberg di un fenomeno diffuso, sono stati trasmessi alla Conferenza
dei Vescovi Svizzeri, sono stati utilizzati da ZöFra nelle sue iniziative a
favore dell'abolizione del celibato in Svizzera e sono stati presentati alle
associazioni che lavorano nello stesso settore, in altri Paesi europei. «Sono
quindici anni che scriviamo al Vaticano, ma non abbiamo mai ricevuto risposta,
neanche una lettera che riconosca la nostra associazione». Eppure la questione
dei preti cattolici con relazioni clandestine è una realtà «molto più presente
di quanto la gente comune pensi», spiega Ciril Berthel, ex prete cattolico
sposato e ora in pensione (senza soldi perché ha lasciato il sacerdozio) che ha
fondato nel 2003 l'associazione Preti che hanno una relazione ( Priester in
Beziehung ), con sede sempre in Svizzera. «E il Vaticano sa che si tratta di un
fenomeno che riguarda molto più della metà dei preti cattolici nel mondo».
Preti che hanno una relazione è composto da quindici preti cattolici sposati
«alcuni di loro hanno mantenuto un lavoro nella chiesa ma non possono più dire
messa, altri hanno dovuto abbandonare la loro vecchia professione». Secondo
Ciril Berther il sistema attuale in vigore nella chiesa cattolica non favorisce
il coming-out dei sacerdoti che hanno una relazione con una donna. Ciò che
viene favorito è invece il silenzio. «Il problema non è la relazione in sé, ma
che la relazione diventi pubblica», afferma Berther. «In molte parrocchie quasi
tutti sono a conoscenza del fatto che il prete ha una relazione con una donna,
ma il fatto che la cosa non sia ufficialmente nota, fa sì che non ci siano
conseguenze». «Gli uomini che escono allo scoperto sono di gran lunga meno
delle donne perché sono i primi a rischiare - dice Gabriella -sanno che
perderebbero il lavoro, e che sarebbero oggetto del biasimo generale». Cosa fa
il Vaticano? «L'unica cosa che abbiamo strappato è un incontro annuale con un
gruppo di vescovi che fa finta di ascoltare le nostre richieste, ma che si dà
da fare affinché nulla cambi - continua Gabriella -. Le richieste basilari che
facciamo sono semplici: che all'uomo che decide di rendere la sua relazione
ufficiale non venga tolto il lavoro, o che gliene venga offerto uno nuovo, che
venga trattato con rispetto. Abbiamo anche chiesto la formazione di un fondo
che possa assicurare un nuovo ciclo di formazioni per coloro che se la sentono
di ricominciare. E che ci sia un gruppo di intermediari che ascolti e aiuti il
prete che decide di raccontare la sua relazione o di riconoscere il proprio
figlio». Perché, altra assurdità, il prete cattolico non può sposarsi ma per la
legge svizzera può riconoscere un figlio. «La giustificazione che danno i
vescovi a che le cose restino come sono oggi è che la società non è pronta a un
cambiamento - conclude Gabriella - ma è una menzogna. Esistono fior di
statistiche ufficiali che dimostrano come in realtà gli stessi fedeli siano
d'accordo a che il prete si sposi. Anzi, molto spesso preferiscono un prete
capace che ha però una relazione a uno incompetente».
07/08/2007 su Liberazione -a pag.8 - http://www.liberazione.it/