Quando la Chiesa compra il silenzio
Vittorio Strampelli,
20 novembre 2007 Aprile on line
http://www.aprileonline.info/5157/quando-la-chiesa-compra-il-silenzio
I gesuiti accettano di pagare 50 milioni di dollari per chiudere le cause
legali avviate da 110 eschimesi che subirono abusi sessuali quando erano
bambini o adolescenti. Anche qui, come nel caso degli scandali di Boston del
2002, le accuse verranno ritirate. E la verità non verrà mai a galla
In principio fu "Sex, Crimes and the Vatican", il documentario della
Bbc (di cui abbiamo parlato in passato) trasmesso ormai più di un anno fa nel
Regno Unito: quaranta minuti di video nel corso del quale veniva ricostruito
quasi mezzo secolo di violenze compiute su minori da alcuni rappresentanti
della Chiesa. Violenze protette dal muro di silenzio eretto da un documento -
il "Crimen Sollicitationis" - il cui aggiornamento, nel 2001, era
stato affidato addirittura all'allora cardinale Ratzinger. Michele Santoro, in
una discussa puntata di AnnoZero del maggio scorso, promise che avrebbe dato
battaglia per spingere la Rai ad acquisire i diritti di trasmissione del video
britannico.
Ma, si sa, l'Italia non è l'Inghilterra. A sei mesi di distanza, infatti, del
documentario inglese sugli schermi italiani non si è visto neppure un
fotogramma (sebbene sia ancora facilmente consultabile in Rete). In compenso,
la Chiesa americana continua a regalare storie nuove e inaspettate. Ma sempre
tristi.
Dopo gli scandali di Boston del 2002, giunti a conclusione con gli accordi
dell'estate scorsa tra la diocesi di Los Angeles e 508 persone molestate o
stuprate negli ultimi settant'anni, è notizia di oggi la decisione dell'ordine
dei gesuiti di accettare il risarcimento di 110 eschimesi dell'Alaska che
subirono abusi sessuali quando erano bambini o adolescenti, tra il 1961 e il
1987. Da quattro anni erano cominciate le denunce, racconta Mario Calabresi
sulla Repubblica, ma il tempismo dei gesuiti nel proporre un accordo
extragiudiziale è stato perfetto: 500 mila dollari per ogni vittima, a patto
che siano ritirate le accuse nei confronti dei gesuiti coinvolti e non venga
richiesta alcuna ammissione di colpevolezza. Il totale del risarcimento
raggiunge quindi la cifra stratosferica di 50 milioni di dollari, spiccioli a
parte: la più alta che un ordine religioso abbia mai speso a titolo
risarcitorio. Ma un somma conveniente agli occhi della Compagnia di Gesù, che
per trenta denari o poco più (ovviamente aggiornati ai prezzi correnti) ha
potuto comprare il silenzio di quel remoto angolo di mondo coperto di ghiacci.
Grazie a questo accordo, dunque, finirà ben presto nel dimenticatoio la
vicenda, ad esempio, del diacono Joseph Lundowski, spedito a pascere le greggi
di fedeli dell'isoletta di St. Michael, 15 chilometri di terra sperduti nel
mare di Bering e abitati da appena 150 famiglie. Qui, "padre"
Lundowski abusò di quasi tutti i bambini dei due minuscoli villaggi di
Stebbings e St. Michael, prima di lasciare l'isola, nel 1975. Accusato da 34
persone, che nelle testimonianze raccontano delle violenze avvenute dopo il
catechismo in una minuscola chiesa, Lundowsky è nel frattempo morto (una decina
di anni fa a Chicago). Come del resto la maggior parte dei sacerdoti accusati,
mentre le vittime, che all'epoca avevano tra i cinque e i quindici anni, ne
hanno oggi tra i trenta e i sessanta.
Per anni, sostiene l'accusa, i gesuiti hanno tenuto nascosto lo scandalo,
arrivando nel 2004 addirittura a distruggere documenti "scottanti" e
senza mai prendere seri provvedimenti nei confronti dei preti "a
rischio". Come il reverendo James Poole: i suoi superiori sapevano fin dal
1960 dei suoi "comportamenti sessuali inappropriati". Ma, anche
quando lo richiamarono a Portland, lasciarono che continuasse ad insegnare ai
bambini. Voci, ovvio, accuratamente smentite dalla Compagnia di Gesù, che ha
anche negato l'altra "diceria" secondo la quale i gesuiti avrebbero
inviato per anni "in esilio" - ma sarebbe meglio dire "al
confino" - in Alaska quei sacerdoti di cui conoscevano lo scomodo
"vizietto".
Nessuno, racconta l'avvocato degli eschimesi Ken Roosa, aveva mai avuto il
coraggio di denunciare gli abusi dei preti. Nessuno fino alla notizia dello
scandalo che aveva investito la diocesi di Boston: solo allora, a poco a poco,
iniziarono a emergere storie di disperazione, alcolismo e suicidi nelle terre
scoperte dal capitano James Cook nel 1778.
Nel caso di Boston, come in questo, resta il rammarico per un accordo
extragiudiziale che eviterà agli accusati l'imbarazzo del tribunale, al Vaticano
ulteriori "seccature" e, soprattutto, alla verità di emergere una
volta per tutte. Ma negli States funziona così: tutto ha un prezzo, anche
l'impunità per reati abominevoli, compiuti dietro i paraventi di un'istituzione
che da sempre, e oggi più che mai, tenta di ergersi a portavoce e paladino di
una moralità a senso unico. Basta pagare.