COMUNICATO
STAMPA
Riesi (CL)
12 gennaio, Presentazione de “La pagliuzza e la trave” di Davide Romano
L’autore, che prenderà parte all’iniziativa, affronterà
in particolare problemi di grande attualità che sono l’argomento del suo
volume: Chiesa Cattolica e potere
politico (in particolare nelle sue degenerazioni eversive, neofasciste e
xenofobe); Chiesa e fenomeno mafioso; Chiesa e libertà individuali; e Chiesa e
sessualità. Nel corso della serata verranno letti dei brani della Bibbia.
IL LIBRO - C'è un demone maligno che agita
sotterraneamente la chiesa cattolica, soprattutto in Italia, dove maggiore è
stata fino ad oggi la sua egemonia culturale, e, per molti versi, la sua
ingerenza nelle vicende politiche dello Stato: un rancoroso spirito di rivalsa
verso quella parte della società che cerca affannosamente di conquistare, una
volta per tutte, più larghi spazi di sana e laica libertà.
Siamo oggi ad un punto cruciale di un lungo tragitto
iniziato agli albori degli anni Novanta del secolo scorso, in concomitanza con
la dissoluzione del partito della Democrazia cristiana, che per un
cinquantennio era stato, con alti e bassi, il punto di riferimento e lo scudo
protettivo delle gerarchie ecclesiastiche
reazionarie e dei ceti sociali più oltranzisti, che, in nome di un
distorto principio ecumenico di fede, avevano imposto le loro regole di vita
anche a coloro che cattolici non erano e non volevano esserlo. Sarebbe qui
troppo lungo elencare tutte le malefatte che i cattolici nostrani hanno
compiuto a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, in ogni branca
della vita pubblica, dall'economia alla scuola, dalla giustizia all'ordine
pubblico, dalla sanità alla cultura, dalla negazione dei più elementari diritti
civili al degrado delle grandi realtà urbane come dei piccoli centri delle aree
interne. Ma una cosa non va sottaciuta, proprio perché all'origine di tutti i
mali che oggi attraversano la nostra società: l'intollerabile livello di
illegalità diffusa nel quale siamo sprofondati, non di rado con il concorso esplicito
del mondo cattolico, sempre pronto a dare generose e sollecite coperture a chi,
in nome dell'anticomunismo fino a qualche anno fa, e contro la libertà di
coscienza oggi, ha gestito le leve del potere politico ed economico.
Mentre in quest'ultimo quindicennio il mondo occidentale,
perfino molti paesi del Sud-America governati fino a non molto tempo addietro
da sanguinarie dittature reazionarie appoggiate apertamente dal Vaticano, ha
saputo dare risposte adeguate alle richieste modernizzatrici che provenivano da
ampi strati della società civile, respingendo al mittente le pesanti accuse che
provenivano dalle curie nazionali e dalla centrale romana, nulla di tutto
questo è avvenuto in Italia, dove sono addirittura a rischio quelle poche
conquiste laiche ottenute dopo anni di estenuanti battaglie civili, come il
divorzio e l'aborto.
Il fatto è che il papa e la sua corte di vescovi e
cardinali, di monache e sacerdoti, non hanno smesso di considerare l'Italia
come un feudo personale, e la nascita dello Stato nazionale come la usurpazione
di un suo diritto inalienabile. E con quest'ottica hanno fatto crescere una
parte considerevole dei loro fedeli, i quali credono che la loro concezione del
mondo sia l'unica giusta e valida per tutti, e che tutti debbono ad essa
soggiacere, volenti o nolenti. Sono essi i paladini della tolleranza quando la
chiesa cattolica viene osteggiata in qualche parte del mondo, e
contemporaneamente i crociati della intolleranza quando si tratta di porre dei
veti a chi crede in principi appena diversi dai loro. Riesce loro difficile
capire che la libertà è un bene che non ha colore politico né appartenenza
religiosa, e che il rispetto delle minoranze è una salvaguardia anche per
coloro che appartengono alla maggioranza.
Purtroppo l'Italia ha sofferto per secoli il monopolio
cattolico delle fede, in parte accettato per piaggeria o per convenienza, per
abitudine o ignoranza, e in parte ottenuto con l'uso della forza, attraverso
minacce, ricatti, delitti, persecuzioni di ogni tipo, comminati dai tribunali
dell'Inquisizione fino al Settecento, e con altri strumenti, meno violenti, ma
non per questo meno repressivi, nei secoli successivi. Una pratica costante e
minuziosa che ha colpito e colpisce anche coloro che ad un certo momento della
loro vita sacerdotale hanno deciso di appendere all'attaccapanni l'abito
talare. Sono tante piccole angherie che vengono fatte passare sotto silenzio,
mentre i mezzi di comunicazione di massa sono pronti e proni ad esternare
l'apparato coreografico della chiesa trionfante che si celebra ogni domenica
nella piazza di San Pietro. Non sono ammesse critiche all'operato delle
eminenze tonacate che ogni giorno sproloquiano dai diversi pulpiti che gli
vengono offerti su piatti d'argento. Tolleranza agli intolleranti, purché
l'Italia resti quel paese semifeudale che è.
Un osservatorio privilegiato per conoscere lo stato della
chiesa cattolica odierna è quello siciliano, dove tutte le contraddizioni che
l'agitano, sono espresse all'ennesima potenza. Qui operano, è vero, sacerdoti e
gruppi cattolici che esprimono posizioni diverse, spesso coraggiose, più aperte
al mondo che li circonda. I loro nomi
sono conosciuti anche fuori dei confini nazionali, ma la loro fama, bisogna
riconoscerlo una volta per tutte, e di gran lunga superiore alla loro reale
incidenza nella società nella quale operano. L'obbedienza alla chiesa,
purtroppo, impedisce alla loro azione quella carica eversiva che potenzialmente
potrebbero esprimere. Non sono degli eretici, e non essendolo le loro parole si
perdono nel vuoto, o, nel migliore dei casi, raggiungono coloro che per altra
via già si sono collocati sulla stessa lunghezza d'onda.
Di quel che accade nel cattolicesimo siciliano, e non
solo, un attento e appassionato osservatore è Davide Romano, uno dei pochi
giornalisti liberi che ancora esistono in Italia, e che mi auguro tale resti
finché avrà voglia di fare questo mestiere, anche se la libertà potrà fargli
pagare prezzi salati. In Italia, in Sicilia, abbiamo bisogno di libertà, che è
quella voglia di raccontare sempre e dovunque quel che accade attorno a noi,
smascherando le imposture, le ipocrisie, i malandrinaggi che giornalmente si
commettono, soprattutto da parte di coloro che si presentano o vengono
presentati con l'austera aureola della santità e con le roboanti insegne del
potere.
Un piccolo spaccato di questo mondo, falso e bugiardo,
spudorato e tracotante, che vede insieme prelati e politici, lo si legge in un
suo volumetto da pochi giorni in libreria ("La pagliuzza e la trave.
Indagine sul cattolicesimo contemporaneo", presentazione di Marcelle
Padovani, prefazione di Anna
Bisogna leggerlo questo libro, tutti, siciliani e non. I
temi affrontati non riguardano, infatti, questioni prettamente regionali, come
a prima vista potrebbe sembrare. In quest'isola, infatti, tutto diventa chiaro,
anche le cose più confuse e impenetrabili, basta soltanto guardarsi intorno e
aver voglia di capire. Qui più che altrove la chiesa è tradizionalmente collusa
col potere, corrotto e corruttore, anzi è essa stessa potere, sempre uguale da
secoli. In questa terra ha dato prova evidente del suo fallimento, soprattutto
laddove essa pretende di interpretare i bisogni e le aspettative dei cittadini
in ordine alla solidarietà sociale e alla famiglia. A meno che non si vogliano
considerare tali le elargizioni di sussidi, elemosine e altre similari
iniziative. Non di questo hanno bisogno i cittadini, ma del sostegno fermo e
incondizionato a tutte le battaglie per il riconoscimento dei diritti ad una
esistenza dignitosa e pienamente integrata nel contesto sociale. Su questo
versante rimane invece sorda e muta. Sintomatiche, al riguardo, sono le sue
prese di posizione sulla legge che intende regolarizzare le coppie di fatto.
Lo stesso discorso si può e si deve fare sulla questione
dell'impegno della chiesa nella lotta alla mafia, che ancora oggi, nonostante
l'anatema di papa Giovanni Paolo II e di pochi prelati, e le coraggiose
iniziative di qualche sacerdote finito, purtroppo, tragicamente, non ha
minimamente intaccato la tracotante connivenza di esponenti politici,
soprattutto cattolici, con questa organizzazione criminale. C'è da chiedersi se
e fino a quale punto la chiesa, nel suo complesso, abbia le carte in regole per
alzare la voce, incutere timore e mobilitare le coscienze. Alla prova dei fatti
non mi sembra. Occorrerebbe una dirittura morale che la chiesa non ha, non ha
mai avuto, e non avrà mai fino a quando essa stessa non sarà immune da quella
ricerca di favori, da quelle compromissioni materiali di cui è solita pascersi
con abbondanza. Tanto che non sembra del tutto peregrina la constatazione da
taluni sollevata che una cosa è la chiesa cattolica, altra cosa è il messaggio
di Cristo.
Di tutto questo il libro di Davide Romano offre una
documentazione ricca, circostanziata ed inoppugnabile. Al punto che viene da
domandarsi se non sia necessario, per salvare l'Italia, divorziare una volta
per tutte dalla chiesa cattolica. E forse, così facendo, salvare anche la
chiesa da una lenta ed inesorabile morte per ignominia. (Maurizio Rizza)
Indice del volume:
1. Presentazione
di Marcelle Padovani
2. Prefazione
di Anna
3. Un'altra
chiesa è possibile di don Vitaliano della Sala
4. Introduzione
di Davide Romano
5. In difesa
di chi lascia la tonaca. Ovvero quando il prete s'innamora
6. La
sinistra, la destra e la profezia del cardinale. Il cardinale Tonini spiega
perché la chiesa italiana vuole la destra al governo
7. Neofascismo
e integralismo cattolico. Tutti i nomi di una inconfessabile santa alleanza
8. Le
correnti tradizionaliste nella chiesa siciliana. Il movimento dello scismatico
e scomunicato monsignor Lefebvre sbarca in Sicilia con il sostegno di qualche
vescovo cattolico e anche di qualche politico
9. I santi
terreni del devoto Bartolo Sammartino. Fare carriera, politica, all'ombra della
Curia.
10. Divine ma
resistibili ascese. Biografia non autorizzata del cardinale Salvatore De
Giorgi, megafono di Ruini
11. La guerra
di cifre della Curia dei veleni. Strani affari e i conti che non tornano.
12. Quei
politici, come Cuffaro e non solo, che usano Dio. Parla un teologo e prete di
frontiera
13. La
vittoria di Berlusconi? Nella chiesa tutti contenti tranne uno. Cronaca di una
vittoria annunciata
14. L'accorato
anatema di papa Wojtyla in terra di mafia. La lezione dimenticata.
15. Quei
silenzi così ingombranti. La chiesa siciliana tace sulle sue alleanze con mafia
e politica collusa. Lo dice il vescovo di Trapani, monsignor Micciché
16. Il prete e
il mafioso. La vicenda di padre Frittitta, cappellano del boss Aglieri
17. Fu il
primo vescovo antimafia. La vita di monsignor Giuseppe Petralia, vescovo di
Agrigento
18. La chiesa
e la mafia. Una questione ancora irrisolta. Le riflessioni dello storico
Francesco Michele Stabile
Appendice:
Il vescovo e la mafia. Due interventi di monsignor Angelo
Rizzo sul deputato democristiano Claogero Volpe
• In
memoria dell'on. Calogero Volpe. Orazione funebre
• La
chiesa, la mafia e
L’AUTORE: Davide Romano (Palermo), giornalista,
specializzato in informazione religiosa, si occupa di pubbliche relazioni e
cura diversi uffici stampa. Ha scritto e scrive per numerose testate, tra le
quali: Il Giornale di Sicilia, Il Mediterraneo,
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Davide Romano - cell. +39 3284728708
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