Martini contro Ratzinger
Il cardinale scende in campo contro la "deriva reazionaria" vaticana auspicando che la Chiesa riesca finalmente a farsi capire dalla gente. Ha ragione?
Di: Starman 2006
.MARTINI : LA CHIESA NON DIA ORDINI
IL CARDINALE MARTINI,espressione della parte
migliore della Chiesa uscita sconfitta nel conclave dalla parte + retriva e
conservatrice rappresentata da Ratzinger e Ruini, scende in campo contro la
deriva reazionaria vaticana dando speranza e voce, con la sua grande autorità
morale ed intellettuale, ai molti cattolici stanchi e delusi dal farisaismo in
salsa vaticana.
DA LA REPUBBLICA DI OGGI, INTERVISTA AL CARD. MARTINI
"Credo che la chiesa italiana debba dire cose che la gente capisce, non
tanto come un comando ricevuto dall'alto, al quale bisogna obbedire perché si è
comandati. Ma cose che si capiscono perché hanno una ragione, un senso. Prego molto per questo".
Raramente, il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, 80
anni compiuti da poco, ha fatto un accenno così diretto, così esplicito,
durante un'omelia pronunciata in chiesa, a temi che agitano anche il dibattito
politico nazionale. Ma non lasciavano molti dubbi di interpretazione, le frasi
pronunciate ieri sera, durante la messa celebrata nella basilica della Natività
di Betlemme, davanti a 1300 pellegrini arrivati al seguito del suo successore,
l'arcivescovo Dionigi Tettamanzi. Il cardinal Martini, parlando a braccio, fra
gli applausi dei fedeli, ha sollecitato la chiesa italiana a credere nel dialogo
"fra chi è religioso e chi è non religioso, fra credenti e non
credenti" aggiungendo di pregare " perché si raggiunga quel livello
di verità delle parole per cui tutti si sentano coinvolti".
Eminenza, a cosa si riferiva quando parlava
della necessità di usare un linguaggio che la gente possa intendere non come un
comando ma come una verità quotidiana?
"Credo che la chiesa debba farsi comprendere, innanzitutto ascoltando la
gente, le sue sofferenze, le sue necessità, i problemi, lasciando che le parole
rimbalzino nel cuore, lasciando che queste sofferenze della gente risuonino
nelle nostre parole. In questo modo le nostre parole non sembreranno cadute
dall'alto, o da una teoria, ma saranno prese per quel quello che la gente vive.
E porteranno la luce del Vangelo, che non porta parole strane, incomprensibili,
ma parla in modo che tutti possono intendere. Anche chi non pratica la
religione, o chi ha un'altra religione".
Lei ha sempre auspicato la nascita di una pubblica opinione nella
chiesa, con la possibilità di discutere, anche di non essere d'accordo..
"Venendo a vivere qui a Gerusalemme io mi sono posto come se fossi in
pensione, fuori dai doveri pubblici. Mi sono posto l'impegno di osservare
rigorosamente il precetto del vangelo di Matteo, quello che dice non giudicare
e non sarai giudicato. Quindi io non giudico, perché con quella misura sarei
giudicato. Ma il mio auspicio va in quella direzione".
Lei ha parlato recentemente della necessità di
promuovere la famiglia, un compito che ha definito "più urgente"
rispetto alla difesa della famiglia. Con quali azioni si può raggiungere lo
scopo?
"Promuovere la famiglia significa sottolineare che si tratta di
un'istituzione che ha una forza intrinseca, che non è data dall'esterno, o da
chissà dove. La famiglia ha una sua forza e bisogna che questa forza sia messa
in rilievo, che quindi appaia la bellezza, la nobiltà, l'utilità, la ricchezza,
la pienezza di soddisfazioni di una vera vita di famiglia. Bisognerà che la
gente la desideri, la gusti, la ami e faccia sacrifici per essa".
Invece, in questa fase del dibattito politico, della famiglia attuale
vengono più facilmente lamentati i modi in cui essa si discosta rispetto al
modello ideale.
"Durante l'omelia ho parlato delle comunità che troppo spesso rimangono
prigioniere della lamentosità. Il Signore vuole che noi guardiamo alla vita con
gratitudine, riconoscenza, fiducia, vedendo le vie che si aprono davanti a noi.
Quando andavo nelle parrocchie a Milano, trovavo sempre chi si lamentava delle
mancanze, del fatto che non ci sono giovani. E io dicevo di cui ringraziare Dio
per i beni che ci ha concesso, non per quelli che mancano. Dicevo che la fede,
in una situazione così secolarizzata, è già un miracolo. Bisogna partire dalle
cose belle che abbiamo e ampliarle. L'elenco delle cose che mancano è senza
fine. E i piani pastorali che partono dall'elenco delle lacune sono destinati a
dare frustrazioni e non speranze".
BELLISSIME QUESTE ULTIME PAROLE! Se lo Spirito Santo realmente interveniva x
eleggere il Papa non avrebbe avuto dubbi nell'eleggere Martini.