Dagli
USA una rivendicazione, che fa riflettere: le vittime dei preti pedofili
esigono dalla Chiesa qualcosa di più di un assegno pecuniario. Vogliono far
capire in alto, che non si può illudersi di curare delle ferite inguaribili,
mettendoci sopra dei dollari... (la redazione)
By
Alan Cooperman - Washington Post Staff Writer
Saturday, February 24, 2007
Quando
erano vivi, Neal e Jean Evans erano molto affezionati al parroco. Da morti,
meno di 20 piedi di prato separava le loro tombe da quella del reverendo, nel
cimitero Forest Lawn, Ashville, North Carolina.
Gli
Evans non si erano mai accorti che p. William J. Kuder, molestava i loro tre
figli quando arrivavano ai nove anni d'età.
Il
6 febbraio, dopo un accordo legale con i fratelli Evans, la Diocesi di Raleigh
ha fatto disotterrare i resti del prete per trasferirili in un altro cimitero a
cinque miglia di distanza.
"Saperlo
là vicino a loro, era come profanare i miei genitori" dice Jim
Evans, 61 anni. "Perché da vivi non hanno mai saputo quello che ci è
successo, ma nell'altra vita ormai lo sanno anche loro".
In
tutto il Paese le vittime degli abusi sessuali da parte dei preti stanno
diventando sempre più decise nel chiedere riparazioni che prescindono dal
denaro. I responsabili ecclesiastici, dopo aver sborsato un miliardo e mezzo di
dollari per accordi in sede legale e per gli altri costi connessi agli
scandali, adesso sono spesso disposti a trattare.
"Il
maggior risultato per le vittime é che il mondo riconosce che i fatti
denunciati sono accaduti e che loro non avevano colpa alcuna" afferma
Marci A. Hamilton, consulente delle vittime e professore alla Cardozo School of
Law di New York.
"Ritengono
questo fatto molto più importante del denaro e le loro idee stanno diventando
sempre più originale nell'esigere un risarcimento integrale".
A
gennaio, il Vescovo William S. Skylstad di Spokane, Wash., ha raggiunto un
accordo con più di 100 vittime che chiedevano un indennizzo di 48 milioni di
dollari. Ma il loro avvocato, Tim Kosnoff, ha detto che le vittime avevano
presentato una lista di richieste, che prescindevano dall'aspetto finanziario.
"Non
vogliamo metterci d'accordo su alcuna somma pecuniaria, a meno che non vogliate
accettare queste richieste piuttosto inusuali, rivoluzionarie, drastiche per
gli standard della Chiesa Cattolica", afferma Kosnoff.
Tra
le condizioni accettate dal vescovo Skylstad c'era che ogni vittima di Spokane
avrebbe avuto la possibilità di parlare pubblicamente nella parrocchia dove lui
o lei sono stati vittime degli abusi. Se lo preferiscono, le vittime possono
pubblicare le loro storie sugli abusi sofferti nel giornale diocesiano.
Skylstad,
presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, manderà
una lettera di scuse a ogni vittima; "sosterrà pubblicamente la
eliminazione di tutti i termini di prescrizione fissati in materia di abuso
sessuale", secondo l'accordo stipulato, che sta per essere esaminato in
tribunale, il quale deve decidere il riconoscimento di bancarotta
richiesto dalla diocesi in base all'articolo 11.
Una
delle vittime di Spokane, Mark Mains, 44 anni, ha detto che non vede l'ora di
parlare nella sua parrocchia per avere soddisfazione dell'esperienza fatta ad
un raduno di cattolici di Spokane. Dopo le affermazioni nostalgiche del vescovo
nella "casa di ritiro", che la diocesi dovrebbe vendere per pagare i
risarcimenti delle vittime, Mains aveva riferito al gruppo che anche lui aveva
delle tristi memorie su quella casa. "Ho detto: mi ricordo bene di essere
stato qui per prepararmi alla cresima e, durante la notte, Padre Patrick
O'Donnell strisciò sul materasso dove dormivo e mi violentò".
"Una
delle esperienze più profonde della mia vira è stata quella di stare in piedi
davanti a delle persone, che credevano che noi stessimo portandogli via le
chiese e le proprietà. Per me è stato sconvolgente vedere come la loro rabbia
si dissipava man mano che raccontavo loro quello che mi era successo".
Gli
avvocati dicono che una delle esigenze più comuni é la richiesta di scuse da
parte del vescovo. Prima che l'Arcidiocesi di Washington trovasse un accordo
con 16 vittime, venne promesso a ogni vittima un incontro personale e privato
con il Cardinal Theodore E. McCarrick o con il suo successore, l'Arcivescovo
Donald W. Wuerl.
A
Davenport, Iowa, le vittime hanno ottennuto le scuse dal Vescovo William E.
Franklin e , a futura memoria, verrà innalzato un monumento davanti al quartier
generale della diocesi: un'antica pietra usata per macinare il grano con quella
famosa frase di Gesù "Chi scandalizza uno di questi piccoli, sarebbe
meglio per lui mettersi una macina di mulino al collo e gettarsi nel mare
".
L'avvocato Craig A. Levien, dopo il negoziato a favore delle 37 vittime di
Davenport, ha detto che la diocesi ha accettato subito il monumento ma ha
rifiutato di consegnare la documentazione degli stupratori. Altri avvocati
hanno dichiarato di aver incontrato la stessa resistenza in tutto il paese.
Mark
Chopko, consigliere generale della conferenza episcopale, ha affermato che le
diocesi "devono tutelare la privacy dei loro dipendenti, come fanno
tutti i datori di lavoro". Dal 2001 le compensazioni non monetarie sono
diventate una routine, quando due diocesi californiane hanno accettato di
installare una linea telefonica gratuita per eventuali denunce come parte di un
accordo di 5.2 milioni di dollari con Ryan Di Maria, vittima di abusi da parte
del preside della scuola.
"E'
una risposta umana ad un problema umano" dice Chopko.
Nel
North Carolina, i fratelli Evans non sapevano cosa aspettarsi quando
ebbero l'idea della riesumazione del corpo del prete. Ma la diocesi, che
aveva accettato di pagare ai tre fratelli 250.000 dollari ciascuno, accolse la
richiesta sul serio. "Ci si rendeva conto che questo fatto era parte
di quello che serviva ai tre fratelli per rimarginare le ferite e quindi si
procedette nel senso desiderato".
Il
maggior ostacolo era che p. Kuder era morto molto tempo prima, nel 1960, e ci
vollero mesi per rintracciare il parente più prossimo e ottenere il suo
permesso per il trasferimento del corpo.
W.
Neal Evans, 64 anni, il più anziano dei fratelli, ha detto che p. Kuderf
frequentava spesso la loro casa negli anni '50. Suo padre era presidente del
consiglio parrocchiale della chiesa St. Joan Arc e si rallegrò quando vide che
il prete si interessava dei suoi figli.
Sebbene
l'abuso fu "terribile" e proseguì tra i nove e i tredici anni d'età,
disse Neal Evans, p. Kuder usava il confessionale per imporre il segreto.
Distorcendo la dottrina cattolica, che impedisce ai preti di rivelare ciò che
viene detto in confessione, il prete diceva ai ragazzi che qualsiasi cosa
confessassero doveva rimanere un segreto.
"Kuder
era un maestro", dice Evans, "ci violentava e poi ci spingeva ad
andare da un altro prete a confessarci. Quello che mi domando adesso é come mai
nessuno degli altri preti ci abbia mai detto: "Vai a dirlo ai tuoi
genitori!".
Lo
scorso fine settimana, Neal, Jim e Bob Evans, accompagnati dalle mogli, hanno
visitato per la prima volta dopo molti anni le tombe della madre, morta
nel 1976, e del padre, morto nel 1988. Si sono abbracciati senza piangere.
"E' stato un momento di gioia", ha commentato Neal.