Chiesa
sfratta: "Danno i palazzi solo ai ricchi"
• da La Stampa.it
di Giacomo Galeazzi, Filippo Di Giacomo
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Un tempo, erano case per poveri,
per preti e per suore dedite ad opere di bene ed al servizio della Chiesa.
Poi, complice il boom del
mattone, il virus della speculazione è penetrato anche dentro corpi che ne
dovrebbero essere immuni.
Si tratta dei circa 2000 enti ecclesiastici che, nel centro di Roma, posseggono un quarto dell'intero
patrimonio immobiliare cittadino.
Un orizzonte entro il quale il Vaticano, con lo Ior e l'Apsa, non
è certamente in primo piano.
La maggioranza degli enti
ecclesiastici infatti è riconducibile
a confraternite, nelle
quali la presenza della Chiesa è quasi sempre limitata ad una generica
«assistenza spirituale» da parte di un sacerdote, e ad istituti religiosi.
Enti ecclesiastici ai quali, spesso, i beni sono stati donati con il vincolo dell'uso
caritatevole: un
fine che, con il trascorrere del tempo, la Chiesa non riesce più a verificare.
Un ruolo di cui nell'attuale situazione sociale, farebbe bene invece a
riappropriarsi per almeno due buoni motivi.
Il
qualificativo «ecclesiastico»
comporta la riduzione del 50% dell'imposta sul reddito fondiario derivante
dall'affitto di immobili, e la massimizzazione dei profitti a Roma,
si tradurrà in una
raffica di sfratti esecutivi,
a partire dal 31 ottobre.
I più colpiti sono
gli inquilini più poveri.
A Monsignor Bagnasco, che «come presidente della Cei esercita un controllo
diretto sugli enti ecclesiastici ed ha sicuro ascolto ai vertici del Vaticano»,
il comitato degli inquilini Lotta per la casa del centro storico chiede un intervento
o almeno una risposta a questa domanda: «Dietro questa frenesia speculativa
ci sono persone più bisognose a cui dare le nostre case, oppure i mercanti sono
di nuovo nel tempio?».
Una domanda impegnativa,
meritevole di risposta, visto che nella sola Roma gli enti ecclesiastici nel
loro insieme costituiscono un player determinante per qualsiasi politica
abitativa, oltre che per l'evoluzione del mercato stesso.
Una risposta dovuta e coerente con l'invito che il leader dei
vescovi ha indirizzato ai cattolici del nostro Paese esortandoli ad uno «slancio collettivo per risolvere l'emergenza
abitativa».
Nel 2006 a Roma sono stati
emessi 5.869 sfratti, di cui
3.528 per morosità. Vale a dire uno sfratto ogni 60 abitazioni in affitto, una
crescita annua del 10%.
Nel resto d'Italia le cose non
sono diverse 3.072 a Napoli, 2.510 a Milano, 1.885 a Torino.
Finora, le autorità politiche sono ricorse a decreti
blocca sfratti, talmente reiterati da provocare un richiamo dall'Unione
Europea.
Il 15 ottobre è scaduta l'ultima sospensione delle esecuzioni e la
situazione è diventata esplosiva.
Solo nella capitale sono duemila le famiglie a rischio
immediato,
quattromila in tutta Italia.
Per legge l'esecuzione degli
sfratti è stata sospesa fino al 14 ottobre 2007 nei capoluoghi di provincia.
A beneficiarne sono stati i
nuclei familiari non morosi, con un reddito annuo non superiore a 27 mila euro
ed in cui siano presenti figli a carico, o "over 65", o malati
terminali, o disabili oltre il 66%.
Il blocco degli sfratti ha una durata diversa secondo il proprietario dell'appartamento:
per tutti vale la data del 14
ottobre 2007, ma se si vive
in una casa pubblica o di proprietà di casse professionali e previdenziali,
compagnie di assicurazione o istituti bancari, allora la sospensione dura sino
ad agosto 2008.
In realtà, il
decreto legge iniziale, il 261 del 2006, fa rientrare tra i grandi proprietari
anche i «soggetti fisici o giuridici detentori di oltre 100 unità immobiliari
ad uso abitativo».
In pratica, a Roma, tutti i «palazzinari», il Vaticano e gli enti
ecclesiastici.
Arrivato in aula, il decreto non
è stato convertito, con la maggioranza sconfitta con 147 voti contro 151, per
una questione pregiudiziale di costituzionalità posta dall'opposizione.
Nella
legge poi approvata è scomparsa ogni limitazione riferibile agli enti
ecclesiastici.
L'ennesimo decreto blocca
sfratti redatto dall'ultimo Consiglio dei ministri è solo un disegno di legge
che non verrà approvato prima di marzo.
Quindi adesso sono proprio gli inquilini di questi enti, i più
esposti al rischio sfratto di
questi giorni.
Tra i colpiti,
spiega il consigliere comunale Mario Staderini, ci sono persino dipendenti in
pensione, figli e vedove di cittadini vaticani:
«Nello
Stato del Papa, la
cittadinanza non segue il diritto di famiglia, lo "jus coniugii" e lo
"jus filii", ma è concessa a discrezione del pontefice».
«Dal 1990 ad oggi, mentre scomparivano gli investimenti pubblici
in edilizia popolare,
lo Stato ha dato alla Cei,
tramite l’8 per mille, 1272 milioni di euro da destinare alla costruzione
di nuove chiese -
aggiunge l'esponente radicale -.
Serve un censimento immobiliare.
Tutti i partiti, anche a sinistra, appaiono su questo distratti. Accade lo
stesso quando si tratta di votare l’eliminazione di ingiuste agevolazioni
fiscali, come quella sull’Ici o l’esclusione del Vaticano dal decreto
blocca-sfratti».
Scrivono, nella
loro lettera a monsignor Bagnasco, gli aderenti al comitato degli inquilini
Lotta per la casa del centro storico:
«Le chiediamo una speranza
nell'incubo di finire in mezzo alla strada, espulsi dai contesti sociali in cui
abbiamo vissuto per decenni.
Al di là delle questioni legali,
ci chiediamo il perché di questo calvario.
Siamo stati dei bravi inquilini: abbiamo sempre pagato l'affitto e avuto cura dell'appartamento, nessuno sfratto è per
morosità bensì per finita locazione.
Se, come spesso accadeva,
non avevamo bagno né
riscaldamento, i lavori erano a nostre spese. Eppure veniamo sbattuti fuori».