ACCUSATO DI PEDOFILIA IL PRETE
GARANTE DI ALEMANNO. ED IL VESCOVO SAPEVA
34523. ROMA-ADISTA. “Chi
doveva sapere, in realtà sapeva”. Era stato sospeso dalle sue attività per un
mese, con lo scopo evidente che le acque si calmassero, ma nessun altro
provvedimento era stato preso dalle autorità ecclesiastiche, e così l’arresto
per don Ruggero Conti, 55 anni, originario di Legnano, parroco
a Roma presso la chiesa della Natività di Maria Santissima, nel quartiere di
Selva Candida (all’estrema periferia occidentale della città, appartenente alla
diocesi di Porto Santa Rufina), accusato di violenza sessuale continuata e
aggravata, è scattato solo ora, dopo un fitto lavorio di intercettazioni e
monitoraggio dei suoi contatti da parte degli inquirenti.
Una storia che si protraeva da dieci anni:
come al solito, molti sospettavano, parecchi sapevano - vescovo compreso (mons.
Gino Reali, della diocesi di Porto Santa Rufina), che
lo scorso anno aveva adottato solo un blando provvedimento disciplinare, senza
andare oltre - e tutti tacevano. Tutti tranne uno: don Claudio,
impegnato nella stessa parrocchia, che già l’anno scorso aveva denunciato ai
superiori gli abusi che avvenivano in parrocchia, ma che è stato isolato e poi
sospeso. Non si è arreso: a gennaio di quest’anno si è rivolto all’onlus “La
caramella buona” di Reggio Emilia, che si occupa di pedofilia, e da lì il dossier
è passato ai carabinieri.
Mesi di investigazioni e di ascolto di
testimonianze - sette sono finora i minori che hanno ammesso le violenze subite
- hanno confermato quanto già rivelato da don Claudio, dimostrando la tendenza
pedofila del parroco: molestie, sms e telefonate esplicite a minorenni,
materiale pedopornografico sul pc, inviti a casa fatti a ragazzini, prestazioni
in cambio di regali. “Don Ruggero – ha spiegato don Claudio in un’intervista a l’Unità
(3/7), entrando nei dettagli – manifestava attenzioni particolari per i
minorenni, che si evidenziavano nel contatto fisico”. Di tutto questo, il
vescovo era a conoscenza: la situazione, afferma, “era di dominio pubblico”,
anche perché don Ruggero è un personaggio noto anche per i suoi agganci con la
destra capitolina, tanto da essere soprannominato “il prete di An”, e per le
sue amicizie altolocate: alle ultime elezioni comunali il sindaco di Roma Gianni
Alemanno lo aveva presentato come “suo garante” nelle politiche per la
famiglia e le periferie; la sua parrocchia, con giardini, campi da calcio,
piscina, ha potuto contare su ingenti finanziamenti da parte del Ministero per
le Politiche agricole. A tutto questo va aggiunta l’associazione onlus
“L’Arca”, fondata da Conti nel 2006, con sede nella parrocchia stessa,
impegnata nell’organizzazione di attività e centri estivi per i bambini. “È
tutto un complotto contro di me – si è difeso il parroco –; sono tutte falsità
frutto di cattiverie e di gelosia”. A giorni, però, verrà sentito anche il
vescovo: l’accusa, infatti, intende stabilire il motivo per il quale il
parroco, sottoposto ad un provvedimento disciplinare lo scorso anno in seguito
alle stesse accuse che ora ne hanno causato l’arresto, non è stato allontanato
dal suo ministero. Il gip Andrea Vardaro ha disposto in ogni
caso, su richiesta della difesa, una perizia medica per verificare la
compatibilità delle condizioni fisiche di don Ruggero con il carcere.
L’arresto del parroco ha “addolorato” il
sindaco di Roma: “Chiedo ai magistrati e agli inquirenti – ha detto Alemanno –
tutta la chiarezza possibile e di non fare sconti a nessuno, perché quando si
parla di pedofilia bisogna essere rigorosi e netti; è un male che va combattuto
in ogni modo”. Il radicale Marco Staderini ha chiesto al
Comune di Roma di costituirsi parte civile nel processo per assicurare
assistenza “a chi è doppiamente debole”.
Il caso di don Ruggero è solo l’ultimo di
una nutrita serie di casi di pedofilia tra il clero esplosi negli ultimi mesi
in Italia: tra gli altri, quello del sacerdote don Giorgio Carli
di Bolzano, condannato in appello a 7 anni e mezzo (si attende ora la sentenza
della cassazione); di don Mauro Stefanoni della diocesi di
Como e di don Pierangelo Bertagna di Cortona (Ar), condannati
entrambi a 8 anni di reclusione; di don Roberto Berti (diocesi
di Firenze) e di altri delle diocesi di Bologna e Mantova. Ancora poco,
comunque, rispetto al terremoto che ormai da anni ha colpito la Chiesa
statunitense e che la sta dissanguando, in termini di risarcimenti alle
vittime: il primo luglio, è stata stabilita la risoluzione “in via amichevole”
di 18 denunce presentate da vittime di preti pedofili per un ammontare di 5,5
milioni di dollari; finora, la Chiesa Usa ha versato quasi 3 miliardi di
dollari in seguito a denunce cha hanno coinvolto circa 3.000 preti su un totale
di 42.000. (ludovica eugenio)
Adista
Notizie n. 53 del 12/07/2008 - www.adistaonline.it